Dall’alto, la città è una costellazione di luci gialle e verdi che formano strane geometrie. Ankara ci accoglie con una brezza fresca, la notte buia ed uno strano profumo che ricorda l’aneto.

All’aeroporto c’è Ali ad aspettarci. Un uomo dalla faccia buona, sulla cinquantina, che ci dà il benvenuto e ci introduce con un sorriso a questa splendida nazione. Davanti ad un panino con polpette e cipolla, parla con il suo accento turco di un sogno che risale al 1992, degli oltre 90 progetti portati a termine, e della sua determinazione nell’impegno sociale e nello studio, che lo porteranno tra pochi giorni a conquistare la terza laurea.

La notte scorre tranquilla, e la sveglia suona molto presto. Giusto il tempo di fare un veloce briefing, raccogliere il materiale, e raggiungiamo il Cankaya Belediyesi Blind sport center, da dove partiremo per giocare la seconda tappa degli Altri Europei. 

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Alzi la mano chi ha mai visto una partita tra non vedenti. Potete immaginarvela, ma vederlo di persona, fidatevi, è davvero un’altra cosa. Per Michele e Mishil, i nostri giocatori infiltrati, è stata una vera rivelazione. E non solo tecnica. 

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Sei contro sei, tutti bendati (a causa della differenza di cecità dei giocatori), ed una palla a sonagli da contendersi. Un continuo richiamo rieccheggia nell’aria “ovoi, ovoi, ovoi” (sono qui), per evitare che i giocatori si scontrino. Non sempre basta, infatti i colpi e le cadute sono molto frequenti.

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In 30 minuti di gioco, le due squadre segnano tre gol senza che i nostri due infiltrati (uno per squadra) riescano a giocare un azione. La partita termina 1 a 1, dandoci  comunque una chiara dimostrazione del perché la Turchia sia campione d’Europa nel calcio per ciechi. Ci aspetta ancora un giorno, ma le persone e i luoghi da scoprire sono ancora tanti. Continuate a seguire il nostro viaggio, gli europei di tutti sono in campo!

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