La chiamano La Jungle. Da tempo ne sentiamo parlare chiedendoci come sarà giocare a calcio in uno dei campi profughi più grandi d’Europa. Arriviamo a Calais, piccola cittadina nel nord della Francia, affacciata sul canale della manica di fronte alla costa inglese di Dover e Folkeston. Fa freddo per essere fine Giugno e piove a dirotto.

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Le premesse per giocare una partita non sono buone, ma non ci lasciamo scoraggiare e andiamo subito alla Warehouse di Calais, un grande magazzino dove viene raccolto il materiale di prima necessità, per poi essere distribuito da decine di volontari all’interno del campo profughi.

Parliamo con alcuni volontari e ci spiegano che gran parte degli abitanti della Jungle sta praticando il Ramadan e che avremmo avuto difficoltà a trovare persone disposte a giocare, considerando la pioggia poi, forse era meglio rimandare. La curiosità pero’ é troppa e decidiamo di entrare, ci sono Afghani, Curdi, Pachistani, Eritrei e Sudanesi, qualcuno é arrivato da pochi giorni, altri sono qui da 6 mesi, tutti con un unica meta: l’Inghilterra.

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Lungo la strada principale “Market street” ci sono numerose baracche con ristoranti e negozi, capiamo subito di trovarci in un vero e proprio paese, con le sue regole e usanze. Entriamo in un centro ricreativo per giovani, all’interno della baracca, ci sono soprattutto ragazzini afghani. Proviamo a testare l’entusiasmo parlando del nostro progetto e chiedendogli se hanno voglia di giocare a calcio: “Yeees football! Where are you from? Tea?”.

Bagnati fradici continuiamo ad inoltrarci nel campo, raccogliendo adesioni per la partita. Alcuni profughi vivono in baracche di legno con teli di plastica, altri nei container ammassati su due livelli e altri in piccole tende da campeggio. La situazione é veramente precaria, sono privi di ogni tipo di servizio e assistenza, queste persone sono lasciate a loro stesse. Nonostante tutto, non mancano i sorrisi e l’ospitalità.

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Il sole! Finalmente se ne và il grigio e si apre una luce che é quasi un segno: andiamo a giocare! Ci dirigiamo verso il campo da calcio seguiti da decine di ragazzi a piedi e in bicicletta. Il campo é uno spiazzo di sabbia a ridosso dello svincolo stradale per l’Eurotunnel. I ragazzi accorsi sono tanti, cerchiamo di organizzare due squadre e alla fine il risultato assomiglia ad un: Africa vs Medio Oriente.

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La partita é una festosa caciara di lingue: si parla arabo, tigre, dari e pashto qualcuno parla anche inglese. Dal punto di vista tecnico, la partita é un casino autogestito che prevede l’uscita e l’entrata di giocatori in qualsiasi momento. Vengono segnati decine di goal e la palla non vuole smettere di fermarsi. Il giovanissimo portiere dell’Africa é un talento, rende la vita difficile agli avversari con una parata dietro l’altra e conquista subito il pubblico.

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Due dei nostri ragazzi sono in campo, Michele riesce anche a segnare un goal di testa che festeggia come se avesse vinto l’Europeo! Il match non ha bisogno di arbitro e il campo non ha limiti, contano solo il pallone, le porte e la voglia di giocare a calcio. Si gioca per più di due ore ed é impossibile tenere il conto dei goal.

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Con questa partita abbiamo la dimostrazione che il calcio sia uno sport con un potere stupendo. Quello di unire le persone, di abbattere muri e diversità, di dare felicità.

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Il sole sta calando e molti ragazzi si incamminano verso le loro baracche per la cena del Ramadan, é ora di andare, ancora qualche palleggio, le rituali foto di gruppo e ci incamminiamo anche noi, lasciandone ancora molti giocare. Noi abbiamo prenotato un piccolo appartamento poco distante e ci chiediamo come dormiranno i nostri nuovi amici al campo…

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Ci sono molte immagini che lasciano l’amaro in bocca in un luogo del genere, ma ce ne andiamo con la consapevolezza di avere regalato un pomeriggio di felicità ai ragazzi della Jungle.